Perché a volte è così difficile passare dalla modalità “pensare” alla modalità “parlare” quando abbiamo bisogno di qualcosa o quando vorremo essere capiti?
Invece di esprimerci con delle parole chiare, pretendiamo che l’altro legga nei nostri pensieri, che l’altro sappia benissimo di cosa abbiamo bisogno. Smettiamola di voler pensare al posto di un altro! Non possiamo sapere cosa sta pensando l’altro e l’altro non può sapere cosa stiamo pensando noi.
O siamo forse dei maghi?
Il suo mondo dei pensieri è esclusivamente suo e non il nostro. E il nostro non è il suo.
Vi rendete conto quanto siamo egoisti nel pretendere che l’altro debba avere lo stesso pensiero nostro?
E’ pazzesco!
Quante discussioni e quante liti si basano su questa pretesa e questa convinzione? Quanto stress inutile ci creiamo non parlando, ma pretendendo o immaginando? Invece è il parlare il primo passo verso il prossimo.
- Vi suggerisco un esercizio per la prossima settimana:
Annotate, su un diario, sul vostro cellulare … tutte le volte che cadete nella trappola “pensare” invece di “parlare” oppure quando vi capita di agire nella modalità “so io quello che pensi tu”. Alla fine della settimana controllate quello che avete scritto e poi riflettete su cosa potreste cambiare del vostro comportamento per vivere meglio voi e per migliorare le vostre relazioni.
- Dopodiché prendete in considerazione un altro concetto molto importante:
Ognuno ha il proprio modo di vedere e di interpretare il mondo, per questo ci chiamiamo individui. Siamo ognuno diverso dall’altro, cioè individui, anche come modo di pensare.
Quando interpretiamo un fatto reale, che noi insistiamo essere reale, lo facciamo a modo nostro, a seconda dei dettagli che noi abbiamo raccolto, notato o focalizzato relativamente ad una determinata situazione. Guardiamo attraverso i nostri filtri di percezione che sono le nostre esperienze, le nostre convinzioni, le nostre abitudini. Quindi, per come vediamo noi la realtà, essa non potrà mai essere uguale a come la vede un’altra persona.
Perché tante volte insistiamo sul nostro modo di vedere le cose? A cosa ci serve che l’altro le veda come noi? E’ la nostra insicurezza? Una nostra paura? Cosa succede se l’altro ha un’altra visione? Non potrebbe essere delle volte stimolante o addirittura arricchente prendere in considerazione o abbracciare la visione dell’altro?
La prossima volta che vi capita di “inciampare” in una discussione troppo animata, fatevi queste domande e forse riuscirete a togliere la tensione creatasi e passare a un dialogo più tranquillo, più fluido che viaggia avanti e indietro come le onde del mare dove ognuno può esprimersi e sentirsi compreso.
Viva l’avventura che si chiama VITA!